Incidente Metro B a Roma Termini

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Roma, 14 luglio 2017

Essendo immediatamente a disposizione del web giustizialista e tritura tutto le immagini degli incidenti sembra sempre semplice capire le cause e determinane i colpevoli. È stato facilissimo dare contro al macchinista distratto intento a farsi uno spuntino tra una fermata e l’altra. Ed il web ha già decretato la sentenza.

In realtà, l’analisi dell’incidente mi fa sorgere ben altre domande.

Intanto partiamo dagli errori umani che sono evidentemente due.
Il macchinista indubbiamente non vede l’utente, distratto dal cibo e partendo senza guardare gli specchietti ma….nessuno ha notato che movimenti ha fatto la Signora?

Dunque….prima entra, poi resta sull’uscio ed all’ultimo mentre le porte si chiudono indietreggia per uscire, restando incastrata. Se non si fosse fatta così tanto male sarebbe da chiederle che diamine avesse avuto in testa in quel momento…attendi….poi sali…poi tenti di scendere…ed alla fine ti incastri…ma che è?? Normale?

Nessuno ha fatto notare questo secondo errore umano, meno grave del primo ma pur sempre rilevante nella sua stranezza.

Ma soprattutto siamo nel 2017 e le carenze tecniche sono a mio avviso ben più gravi di quelle umane, perché gli accorgimenti tecnologici servono proprio a prevenire errori umani ed evitare che possano creare danni.
Le misure di sicurezza collettive sono di livello superiore rispetto a quelle individuali.

I convogli moderni hanno tutti fior di sensori che segnalano al conducente la non perfetta chiusura delle porte e le riaprono automaticamente.

In molte zone del mondo poi (e non per campanilismo ma anche nella Metro linea 5 di Milano) il conducente nemmeno c’è perché la tecnologia prevede che sia tutto totalmente automatizzato, in piena sicurezza. Si chiama progresso.
Senza alcun conducente se un utente balla sulla porta della metro 5 e resta incastrato  tutto si ferma e la porta si riapre, col messaggio acustico di “lasciar chiudere le porte”, perché di questo si tratta, per capirlo non ci vuole una laurea in ingegneria meccanica ne occorre immedesimarsi nel film Sliding Doors, in cui un convoglio preso e/o perso cambia radicalmente l’esistenza della protagonista Helen, generando due dimensioni di vita parallele. (sono ignorantissimo in materia cinema ma una giovane Gwyneth Paltrow è un soggetto molto interessante). In questo caso sicuramente la vita della signora è cambiata, purtroppo.

Sul convoglio della Metro B di Roma invece non c’era nessun sensore perché il convoglio era degli anni ’80? E perché non è stato adeguato negli ultimi anni ai requisiti minimi di sicurezza ed al progresso tecnico? Ci fidiamo solo degli uomini per assicurare la sicurezza di migliaia di persone che affollano Termini ogni giorno, come 40 anni fa? No, signori, non è sufficiente. Ne tollerabile.

E soprattutto, cosa ancora più grave, perché non hanno funzionato i freni di emergenza collocati sui vagoni? E gli allarmi? Carenze manutentive ordinarie? Oppure erano stati volutamente manomessi e resi non utilizzabili per “evitare scherzi”?
Sarebbe gravissimo. Chi lo ha deciso? Chi non ha controllato? Chi non ha segnalato il problema o chi non ha mantenuto correttamente? Quanti errori, santo cielo, quante omissioni.
Io, prima di vedere in 12 secondi centomila richieste virtuali di licenziamento del macchinista vorrei che qualche dirigente Atac rispondesse alle due fondamentali carenze tecniche riscontrate.

Per legge i primi responsabili non sono i macchinisti ma chi aveva ed ha il potere decisionale e di spesa inerente i convogli, poi i preposti al controllo quotidiano. Dove stanno? Fuori i nomi, please.

E per concludere….vorrei che si andassero a vedere le timbrature degli orari di lavoro del macchinista e dei colleghi per capire i ritmi e turni lavorativi ordinari delle ultime giornate, e capire quanto possano aver inciso sulle pause pranzo. In tal caso le responsabilità dell’azienda sarebbero ancora più gravi.

A volte ci si fa troppo prendere dall’emozionalità delle immagini e poi la storia ci può spesso raccontare tante altre verità.

Nel frattempo, come per Sliding Doors, la vita delle persone a seconda del livello di sicurezza presente può cambiare da un momento all’altro.
E qui è vita reale, non cinema.

 

Luca Del Maschio – Safety blogger

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